Liberarsi del passato

Mi ricollego al mio ultimo post sul libro “Le vostre zone erronee – Guida all’indipendenza dello spirito” di Wayne W.Dyer per approfondire uno dei comportamenti “erronei” che ostacolano la nostra autodeterminazione, ovvero il rapporto malsano che abbiamo con il nostro passato.

Tutti noi ci definiamo in base al nostro passato e alle etichette che noi stessi e gli altri ci hanno affibbiato nel tempo. Questo però non ci consente di crescere, perché a definirci sempre nello stesso ne consegue che resteremo immobili e che niente cambierà. Ovviamente non tutte le etichette sono di ostacolo; ma per quelle che lo sono, possiamo decidere in ogni momento di mettere in atto un cambiamento.

passato

Noi tutti ogni giorno etichettiamo ed incaselliamo gli altri, perché metterli all’interno di una determinata categoria ci rendere tutto più semplice, e una volta che qualcuno è etichettato, siamo scettici all’idea che in qualche modo possa cambiare. Ma le etichette peggiori sono quelle che noi diamo a noi stessi, perché spesso anziché semplici categorie, diventano vere e proprie scuse dietro cui nasconderci per motivare qualcosa che non vogliamo o riusciamo a fare. Avete presente le classiche frasi del tipo: “Sono troppo vecchio per questo”; oppure:”Sono troppo pigra per uscire la sera”? Sono tutti meri pretesti, dei comportamenti arrendevoli che ci mettono al riparo da ogni rischio.

Dyer propone una lista di dieci tipiche auto connotazioni per dimostrare quanto questo meccanismo sia subdolo e cementato nella personalità di ciascuno di noi. Eccole in sintesi:

  1. NON SONO BRAVO IN MATEMATICA/LINGUE/GEOGRAFIA: questo sono auto connotazioni di tipo scolastico, e pronunciarle garantisce che non metteremo mai il dovuto impegno in cose in cui diciamo di non essere bravi;
  2. SONO UNA SCHIAPPA IN CUCINA/IN DISEGNO/A CANTARE: fare questo tipo di affermazione garantisce che in futuro non avremo mai a che fare con questi campi, perché in passato abbiamo provato e abbiamo fallito. Questo ragionamento è altresì legato all’errata convinzione che non si debba fare niente che non sia fatto davvero bene.
  3. SONO TIMIDO/RISERVATO/ANSIOSO/HO PAURA: sono tutte auto connotazioni che chiamano in causa la genetica; anziché sfidarle, le accettiamo passivamente dando al contempo la colpa ai nostri genitori. Con queste esternazioni ci sentiremo sempre giustificati a non affermare la nostra personalità in situazioni che consideriamo ostiche. Ma tutto ciò è soltanto un residuo dell’infanzia in cui gli altri avevano tutto l’interessa a farti credere che eravamo incapace di pensare con la nostra testa. Ciò che facciamo è annullare il concetto che possiamo scegliere la nostra personalità, adagiandoci sul fatto che non possiamo essere diversi da come siamo sempre stati.
  4. SONO GOFFO, SCOORDINATO IMBRANATO: auto connotazioni imparate da piccoli che ci evitano di cadere nel ridicolo. In realtà non si tratta di un limite reale, perché probabilmente se lo siamo, è soltanto perché non ci siamo mai esercitati abbastanza.
  5. SONO POCO ATTRAENTE/BRUTTA/PIATTA/GRASSA: le auto connotazioni inerenti l’aspetto fisico servono a non farci correre rischi con l’altro sesso, ma la realtà è che vediamo soltanto già che vogliamo vedere, persino nello specchio.
  6. SONO DISORGANIZZATO/METICOLOSO: auto connotazioni che servono a giustificare il nostro modo di fare certe cose, e servono ad evitarci il rischio di comportarci diversamente dal solito.
  7. DIMENTICO TUTTO/SONO IMPRUDENTE/SONO APATICO: diciamo queste cose per punirci per la nostra inefficienza e non sentirci tenuti a cambiare, risparmiandoci di correggere le nostre distrazioni.
  8. SONO ITALIANO/TEDESCO/EBREO/CRISTIANO: sono etichette etniche che usiamo quando ci comportiamo in modi stereotipati connessi alla nostra cultura.
  9. SONO PREPOTENTE/AGGRESSIVO/AUTORITARIO: etichette che utilizziamo per evitare di disciplinarci.
  10. SONO VECCHIO/SONO STANCO: auto connotazioni che utilizziamo quando non vogliamo fare cose nuove che possano comportare dei rischi. Ma questo ferma la nostra crescita e ci preclude la possibilità di provare emozioni.

Il brutto delle etichette che diamo a noi stessi, è che hanno dei notevoli vantaggi a cui non sempre siamo disposti a fare a meno. Essenzialmente ci forniscono in ogni situazione una possibilità di fuga. Il problema è che, dopo esserci serviti a lungo di certe etichette, arriviamo a crederci ciecamente, e da quel momento diventiamo un “prodotto finito”, destinato a rimanere invariato per il resto della nostra vita.

Senza rendercene conto, siamo vittime di un circolo vizioso che non è semplice interrompere: se facciamo qualcosa credendo ad esempio di essere goffi, ci comporteremo anche di conseguenza, e la spiacevole esperienza che ne conseguirà non farà che rafforzare ciò che già credevamo in partenza.

D’altronde la paura di provare davvero, lasciando da parte i pregiudizi, è talmente forte da impedirci di tentare. Definirsi è più facile che provare e cambiare.

Alcune strategie per liberarsi del passato ed eliminare auto connotazioni opprimenti

  • Abolire “Io sono (così e così)” e sostituirlo con frasi come “Fino ad oggi ho scelto di essere così”. Sostituire “Questo sono io” con “Questo ero io“, “Non posso farci nulla” con “Posso cambiare se voglio“, “Sono sempre stato così” con “Ho intenzione di essere diverso“, “E’ la mia natura” con “E’ quella che credevo essere la mia natura”.
  • Stabilire dei traguardi comportamentali per agire in maniera diversa da quella consueta (ad esempio andare a parlare con chi normalmente avremmo evitato)
  • Tenere un diario su cui segnare gli episodi di auto connotazione, tentando di diminuirli sempre di più
  • Dedicare un pomeriggio ad una nuova attività che avevamo sempre evitato, per vedere se l’etichetta che eravamo soliti darci resta invariata

Ovviamente si tratta di un misero concentrato dei concetti che Dyer propone con semplicità, arricchiti da parole scelte con cura ed esempi calzanti. D’altronde il bello di questi libri è che puoi parlarne quanto vuoi perché tanto non c’è alcun finale che si rischia di spoilerare 😉

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