5° giorno a New York – Wall Street, Memoriale 11 Settembre, Chelsea Market, High Line, Pastrami

Armati di tutta la nostra buona volontà, certi di poter considerare “presto” l’orario delle 10 per uscire dall’albergo, ci siamo diretti verso la parte più a sud di Manhattan per prendere il traghetto e raggiungere la Statua della Libertà. Purtroppo, però, non avevamo fatto i conti con le migliaia di turisti che come noi avrebbero voluto visitare Liberty Island in quella giornata soleggiata. All’arrivo a Battery Park, da dove parte il traghetto, ci siamo subito resi conto che la fila era infinita e si allungava ogni minuto di più.  Spaesati e spaventati, abbiamo chiesto ad un ometto che lavorava lì quali fossero le previsioni per l’attesa, e il suo esaustivo resoconto non è stato incoraggiante:  1ora di fila per ottenere il biglietto dal New York Pass (non si può accedere alle attrazioni col semplice pass, è sempre necessario trasformarlo in ticket alle biglietterie), e altre 2 ore di attesa per salire sul traghetto. Vedendo la disperazione sui nostri volti, ci ha consigliato di tornare un altro giorno non più tardi delle 8 del mattino proprio per evitare le file, e non abbiamo potuto fare altro che ascoltare il suo consiglio.

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Quindi da Battery Park ci siamo diretti alla vicina Wall Street, dotata di un grande albero di Natale e addobbi vari. Da lì, sempre a piedi, abbiamo raggiunto il Memoriale dell’11 Settembre: al posto delle due torri gemelle, ci sono due vasche enormi, ciascuna larga quanto la base della torre che si ergeva in quello spazio, ed entrambe costellate lungo il perimetro dai nomi delle persone che persero la vita durante l’attentato. C’è un’atmosfera davvero surreale, in cui si alternano persone con gli occhi lucidi, e persone che semplicemente scattano foto in silenzio; le due vasche rappresentano spazi che non soltanto contrastano con gli enormi grattacieli che li circonando, ma che addirittura si sviluppano sotto terra, come a dire:”al di sopra di questi luoghi più niente dovrà essere costruito”. E’ questo Ground Zero.

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Anche la fila per accedere al Museo dell’11 Settembre sembrava non finire mai, quindi anche in questo caso abbiamo deciso di farci furbi e di tornare in un momento di minore affollamento.

Con pochi minuti di metro abbiamo raggiunto Chelsea Market, una sorta di centro commerciale prevalentemente culinario. Un’operatrice del volo Norwegian ci aveva consigliato di fare tappa a Lobster Place: ordini la tua aragosta, e devi mangiarla in piedi, e come uniche posate le mani corredate da guanti usa e getta. Per 35$ un’esperienza davvero simpatica (e l’aragosta era davvero squisita).

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Proprio da Chelsea Market comincia la High Line, una passeggiata sospesa tra i grattacieli costruita lungo vecchi binari  in disuso. L’idea è carina, ogni tanto si incontra qualche murales ben fatto, ma il tutto è davvero poco curato.

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Ad ogni modo, all’altro capo della High Line, al posto della vecchia stazione ferroviaria, troviamo il complesso di Hudson Yard, composto da: un centro commerciale, una struttura/scultura denominata “The Vessel” e una ulteriore struttura enorme e futuristica “The Shed” solitamente utilizzata per eventi di svariati tipi. La sua particolarità sta nella sua tecnologia, che le permette di rimpicciolirsi o diventare più grande a seconda delle necessità.

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Dopo aver scattato qualche foto al complesso, abbiamo passato circa 45 minuti a perderci sotto la metro, ma alla fine siamo riusciti ad raggiungere il CBGB, ex locale dei Ramones (oggi noto come John Varvatos, negozio di abbigliamento).

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Per cena abbiamo raggiunto il famoso Katz’s Delicatessen, tra le altre cose set della scena dell’orgasmo simulato in “Harry ti presento Sally”. Dopo aver fatto un po’ di fila all’ingresso e parecchia di più all’interno per ordinare, abbiamo finalmente assaggiato il famoso Pastrami, una sorta di carne bollita secondo una ricetta rumena, tagliata a fette sottilissime ma molto più saporita.

Anche quella sera, come ogni sera dall’arrivo a New York, siamo rientrati in albergo rotolando.

 

Il mio viaggio “fai da te” a New York

4° giorno a NY – Grand Central Terminal, Top of The Rock, China Town, Little Italy

La mattina del 27 ce la siamo presa con estrema calma e dopo la solita colazione a base di cheesecake abbiamo lasciato la camera intorno alle 12.00.

Per mera curiosità, abbiamo visitato l’Apple Store a due passi dall’albergo, completamente sviluppato sotto terra: all’esterno presenta soltanto un grosso cubo di vetro trasparente con un’ascensore e una scala a chiocciola che gli gira intorno, davvero particolare!

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Subito fuori dall’Apple Store non abbiamo potuto fare a meno di assaggiare il famoso hot dog di Nathan’s: buonissimo!

La seconda tappa è stata la Grand Central Terminal, la stazione centrale. Ha un ingresso enorme e maestoso, che mi ha riportato alla memoria gli ambienti di Hogwarts, la scuola di magia di Harry Potter. Trattandosi di una stazione effettivamente funzionante, una ventina di minuti è sufficiente per entrare, farsi un’idea e passare alla prossima attrazione.

Verso le 15 avevamo prenotato l’ingresso al Top of The Rock, quindi senza quasi fare fila abbiam preso l’ascensore diretti al 67° piano (da cui a piedi abbiamo avuto accesso anche al 69° e 70° piano, il tetto dell’edificio). COme dall’Empire State Building, anche qui la vista era mozzafiato, diventando ancora più meravigliosa al tramonto (che nel mese di Dicembre avviene intorno alle 16.30).

Dopo aver scattato un centinaio di foto al panorama, ci siamo diretti verso China Town (sostanziamente Canal Street e, soprattutto, Mott Street). La parellela di quest’ultima è Mulberry Street, che rappresenta Little Italy: ci sono decine di ristoranti con i nomi più scontati e riconoscibili possibile: “La nonna”, “Zia Maria”, “Bar Napoli”, “Bar Roma”, “La Dolce Vita”. Di italiani veri, però, neanche l’ombra.

Intorno alle 19 abbiamo approfittato della vicinanza a Soho per provare il ristorante “Piccola Cucina“, 2° classificato  nel programma di Panella “Little Big Italy”. Effettivamente i camerieri erano tutti italiani, il posto è piccolissimo, e i sapori non sono troppo distanti da quelli a cui siamo abituati nella nostra penisola, anche se inevitabilmente alcuni ingredienti e preparazioni strizzano l’occhio al gusto degli americani. Dopo una squisit arancina (o arancino che dir si voglia) e un tegame di pasta a testa, siamo tornati rotolando in albergo.

 

Il mio viaggio “fai da te” a New York

3° giorno a New York – Flatiron Building, Museum of Sex, Empire State Building

La mattina di Santo Stefano ce la siamo presa comoda, non tanto per pigrizia quanto per cercare di far riavere le nostre gambe e la nostra schiena già distrutte dopo due soli giorni nella Grande Mela. Immancabile la cheescake più buona al mondo.

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Per la prima di altre numerose volte, abbiamo preso la metro nel verso sbagliato capitando a Roosvelt Island (evitatela pure, non c’è alcunchè da visitare), ma fortunatamente ogni 4/7 minuti passa un altro treno e puoi sempre torare sui tuoi passi. Una volta raggiunta Times Square, ci siamo messi alla ricerca di un Big Bus per il Dowtown Tour incluso nel NY City Pass.

Ammetto di non aver avuto il coraggio di fare il tour sul piano scoperto del bus a due piani, e farlo dall’interno non è proprio la stessa cosa. La guida, una signora afroamericana sulla cinquantina, era a dir poco mattacchiona, tanto che spesso si lanciava in performance canore simpatiche ma alquanto discutibili. Consiglio il tour nei primissimi giorni di permanenza a NY, così da avere un’idea del dislocamento delle varie attrazioni che vorreste visitare.

Dopo una rapida sosta in uno dei migliaia di Starbuck’s sparsi per la città, abbiamo raggiunto il Madison Park e il Flatiron building, il palazzo reso famoso dal film Spider-Man e assolutamente riconoscibile grazie alla sua forma a “ferro da stiro” davvero particolare.

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Dopo qualche doverosa foto, abbiamo raggiunto il Museum of Sex a due passi da lì. La visita è stata carina, a momenti curiosa, ma niente di trascendentale e per cui valga assolutamente la pena visitare questo museo interattivo.

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Come ultima tappa abbiamo lasciato l’Empire State Building, che abbiamo risalito in ascensore fino all’80° piano. Da qui, per evitare i 25 minuti di attesa davanti ad un ulteriore ascensore, abbiamo deciso di fare a piedi altri 6 piani di scale…che saranno mai 6 piani di scale: la morte. Però ne è valsa la pena perchè da lì il panorama era davvero mozzafiato. La città vista dall’alto di notte è uno spettacolo davvero imperdibile, che non si può raccontare neanche con le foto.

Prima di rientrare in albergo, ci siamo fermati al 23th Roof Top: si tratta di un locale al 20° piano di un palazzo diviso in due zone, una al coperto con divanetti e tavolini, e una all’esterno (sul tetto del palazzo) cosparsa di igloo trasparenti in cui potersi rifugiare per una bevuta e per smangiucchiare qualcosa.  Purtroppo gli igloo erano tutti occupati, pertanto abbiamo deciso di fare una bevuta e dividere un ottimo hamburger sui divanetti interni con vista sulla città prima di rientrare in hotel intorno a mezzanotte.

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Girare la sera per le strade di NY è assolutamente tranquillo e piacevole, anche con bambini al seguito.

Il mio viaggio “fai da te” a New York

2° giorno a New York – Central Park, Gray’s Papaya, Rockefeller Center, Radio City Music Hall, Magnolia Bakery, Asiate

25 Dicembre 2019 – Giorno di Natale, nonchè giorno del mio compleanno e della seconda giornata passata a New York.

La mattina appena sveglia ho ricevuto da Francesco un bellissimo regalo di compleanno: i biglietti per il musical The Lion King di Broadway! Avevo desiderato davvero tanto vedere un musical a Broadway (ho visto 3 volte Notre Dame de Paris qui in Italia nel giro di 5 anni, e alla Sanremo Production Academy avevo avuto come insegnante di canto nientemeno che Matteo Setti, che molti di voi conosceranno come “Gringoire”…un portento!). Ma ahimè i prezzi dei biglietti erano davvero inavvicinabili: si parlava di circa 250 euro a testa, e visti i costi già sostenuti per l’intero viaggio, non me la sono sentita di investirne così tanti in qualcosa che immaginavo sarebbe piaciuto a me soltanto. Quindi vi lascio immaginare l’emozione di trovarmi tra le mani due biglietti per il 2 Gennaio!

Vista la bella giornata di sole, abbiamo deciso di fare un giro a Central Park, a due minuti a piedi dall’albergo. E’ più grande di quanto avessi mai immaginato, e soltanto nell’infinitesimale pezzetto percorso a piedi abbiamo incontrato: una pista di pattinaggio sul ghiaccio, carrozze trainate da cavalli o da ragazzi che pedalavano (alla modica cifra di 3.99 $ al minuto), baracchini con gelati e noccioline tostate in vendita ma, soprattutto, scoiattoli! In una città in cui è impossibile incontrare un gatto, rarissimo incontrare cani, è stato emozionante vedere tantissimi scoiattoli giocare tra loro e rincorrersi nella vastità del parco, a debita distanza dalle persone.

La cosa più bella di Central Park probabilmente non è neanche il parco in se’ quanto la cornice che lo circonda, perchè appena alzi lo sguardo al disopra di rocce e alberi vedi svettare grattacieli talmente alti da chiederti come riescano a stare su.

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All’altezza del Dakota Building (dove assassinarono John Lennon nel 1980) siamo usciti da Central Park per prendere la metro. Ci siamo fatti tentare da un baracchino che vendeva Pretzel al formaggio, ma ce ne siamo pentiti amaramente, tanto che dopo qualche morso dato malvolentieri abbiamo dovuto buttarlo. Per rifarci la bocca, abbiamo preso un Hot Dog in un posto a cui da fuori non avevamo dato una lira perchè rimasto fermo agli anni ’80, tutto pieno di scritte gialle e rosse, ma consigliato da moltissimi: Gray’s Papaya. Con 9$ abbiamo preso 2 hot dog e 2 bevande, e siamo usciti soddisfatti al di là di ogni nostra aspettativa!

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I würstel hanno un sapore molto diverso da quello a cui siamo abituati in Italia, ed è proprio quello a renderli speciali! Dopo un pranzo fugace fatto in piedi (non sperate di trovare posti in cui sedersi a NY) abbiamo preso la metro e ci siamo diretti al Rockefeller Center per vedere il famoso albero di natale, quello per cui la gente parte apposta da ogni parte del mondo per assistere all’accensione.

Ad essere sincera in se’ per se’ l’albero non è neanche tutta questa specialità (sì, certo, è molto grande e ha la stella sulla punta fatta completamente di Swarovski), e anche la pista di pattinaggio sul ghiaccio sottostante è davvero piccina, però anche qui la cornice di grattacieli riesce a rendere il tutto più speciale e magico. Aspettando l’ora del tramonto per salire al Top of The Rock, abbiamo partecipato al tour guidato del Radio City Music Hall (incluso nel NY City pass).

Siamo stati dietro le quinte di questo bellissimo teatro e abbiamo sbirciato il numero natalizio delle Rockettes da una cabina di regia. Il teatro in sè, pur rispecchiando l’antiquato arredamento degli anni ’30, è davvero affascinante, specialmente quando il soffitto diventa parte integrante dello spettacolo attraverso proiezioni e giochi di luce.

Con l’intento di ripose un po’ i piedi, abbiamo cercato una Bakery nelle vicinanze in cui poter assaggiare la famosa cheese cake di NY: nella realtà abbiamo dovuto fare 20 minuti di fila solo per entrare al Magnolia Bakery per poi mangiare rigorosamente in piedi  una Red Velvet Cupcake (che personalmente non ho amato, de gustibus) e una cheese cake davvero squisita! Quando siamo tornati al Rockefeller Center per capire come salire al Top of The Rock, abbiamo avuto una brutta sorpresa: raggiunta la biglietteria convinti di goderci il tramonto (che nel periodo natalizio avviene intorno alle 16.30 del pomeriggio), abbiamo dovuto prenotare per le 15.00 del 27 dicembre, due giorni dopo, in quanto prima non c’era disponibilità!

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Dopo qualche peripezia per trovare la linea della metro giusta siamo finalmente rientrati in albergo. Abbiamo potuto riposare solo mezz’ora però, perchè poi Francesco mi ha annunciato che dovevamo prepararci per andare a cena: un’altra sorpresa di compleanno, oltre che un modo speciale di festeggiare il Natale. Eravamo attesi al 35° piano di un albergo in Columbus Circle, doveva avevamo una prenotazione presso il ristorante Asiate.

La vista dal tavolo era meravigliosa, specialmente quando un cameriere molto carino ci ha spostato al tavolo davanti alla vetrata: sembrava di avere davanti lo schermo di un gigante cinema, ma la differenza era che Central Park e i grattacieli che gli si stagliavano intorno erano veri, e nel buio della notte con le loro luci davano vita ad un panorama mozzafiato. Una vista capace di riempirti gli occhi anche a distanza di giorni, e di cui oggi mi emoziona il solo ricordo. E’ stata un’esperienza perfetta ed indimenticabile (non ci crederete, ma abbiamo mangiato uno dei migliori risotti mai assaggiati!). Da molti avevo sentito dire che a NY si mangiasse davvero male: devo dissentire fortemente! Se eviti i baracchini lungo le strade (ma neanche tutti) e ti affidi a Tripadvisor, puoi mangiare piatti davvero sfiziosi. Dietetiche no, ma buone sì 😉

 

Il mio viaggio “fai da te” a New York

 

 

1° giorno a New York – Brunch, Times Square, Macy’s, The Roof

In questi giorni tristi, tanto pesanti quanto inconsistenti, forse più che alla vana speranza credo sarebbe meglio aggrapparsi ai bei ricordi, che quelli almeno non li distrugge il Telegiornale con la conta inesorabile delle morti dovute al Covid-19.

È per questo che ho ripreso in mano il diario del viaggio di New York: avevo bisogno di pensare ad un ricordo felice, anche se non sono Harry Potter e non devo lanciare nessun Expecto Patronum; avevo solo voglia di ricordare com’era la vita appena prima che questo maledetto virus cominciasse a spezzare anime e rallentare il mondo attorno e dentro di noi.

Ripartirò da quel 23 Dicembre, quando un volo Norwegian ci ha portati indietro di 6 ore regalandoci, poco prima dell’atterraggio, lo spettacolo della più grande distesa di luci che io abbia mai visto da un aereo.

Una volta atterrati a NY, uno shuttle di Go Airlink (prenotato dall’Italia qualche settimana prima) ci ha condotti all’albergo. In quel viaggio durato all’incirca un’ora mi sono resa conto che se sei in grado di guidare a NY, puoi farlo ovunque, persino a Napoli (chi come me ha origini partenopee, o meglio ancora ci vive, può capire cosa intendo).

Già soltanto incontrare i primi grattacieli e scorgere da lontano Manhattan lungo il corso dell’East River è stato emozionante: per quanto artificiale esso sia, è uno spettacolo che non esiste altrove.

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E vogliamo parlare del fumo bianco che esala dai tombini o delle divise dei poliziotti che ti catapultano in un attimo sul set televisivo di Gostbusther o Scuola di Polizia? Quasi volevo piangere dall’emozione.

Finalmente verso mezzanotte abbiamo raggiunto l’Aka Central Park, un albergo moderno, spazioso e pulito al di là di ogni aspettativa.

Già storditi da un primo incontro fugace con la Grande Mela, ci siamo concessi un bel sonno ristoratore che ci preparasse ad una prima giornata di scoperte.

Quindi la mattina del 24 Dicembre siamo scesi in strada tutti bardati con cappello, sciarpa e guanti, ma fortunatamente non abbiamo trovato il freddo glaciale che ci eravamo aspettati (anche se in certi momenti il vento era piuttosto pungente). Ci siamo diretti verso Sarabeth, di fronte a Central Park a due passi dall’albergo, per il primo brunch newyorkese: uova, formaggi, acqua servita in bicchieri pieni di ghiaccio e 97 $ di conto mance incluse che ci ha dato un primo assaggio del costo della vita a NY!

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Per provare a smaltire gli enormi piatti golosi di Sarabeth, abbiamo deciso di incamminarci verso Times Square e Broadway: ogni cosa ci è sembrata incredibile, dai grattacieli alla vivacità delle strade agli addobbi natalizi e fin’anche ai Sabrett puzzolenti che vendevano Pretzel e hot dog lungo i marciapiedi di tutte le strade. Times Square è bella da farti restare a bocca aperta: schermi giganti talmente luminosi da illuminare il cielo, gente ferma sui marciapiedi col naso all’insù e il Ball Drop pronto per il nuovo anno in arrivo.

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Nonostante ci trovassimo in una delle metropoli più grandi e affollate del mondo, non ci siamo sentiti stranieri o insicuri: ci pareva piuttosto di passeggiare nel centro di un grande paesone capace di farti sentire a casa tua anche a migliaia di chilometri di distanza. Credo che sarà questa la sensazione che più fortemente ricorderò di questo viaggio a NY.

Dopo tanto camminare, abbiamo deciso di sbirciare dentro Macy’s, un mall (centro commerciale per chi parla come mangia) di 9 piani che non siamo riusciti a vedere tutto neanche in 2 ore di permanenza! Anche perché dopo un po’ i piedi iniziavano davvero a fare male e una pausa da Starbuck’s è stata doverosa, con tanto di caffè lungo al cioccolato. Seguendo l’usanza di molti giovani newyorkesi, abbiamo raggiunto il nostro albergo con la metro (per 33$ è possibile fare un biglietto illimitato della durata di 7 giorni) e abbiamo passato un paio d’ore in camera a riposare. Dopo di che siamo ripartiti, passo dopo passo, alla volta del The Roof, una terrazza panoramica al coperto al 25° piano di un albergo in cui abbiamo preso una bevuta e mangiato un piatto di Meatball al sugo in due: buone al di là di ogni aspettativa! Il conto invece è stato caro esattamente come ce lo aspettavamo: 70 $ mance incluse.

Abbiamo voluto spendere così la nostra prima giornata a NY: bighellonando per le strade, senza mete precise, prendendoci tutto il tempo per godere del paesaggio metropolitano, degli odori, delle stranezze e della bellissima giornata di sole. Normalmente è meglio pianificare nel dettaglio un viaggio come quello nella Grande Mela, ma avendo a disposizione due settimane, almeno per i primissimi giorni abbiamo deciso di prendercela comoda.

Il mio viaggio “fai da te” a New York

 

New York fai da te – la pianificazione

Eccomi finalmente con una mezz’ora scarsa a disposizione per raccontarvi dello splendido viaggio a New York che ho intrapreso nel periodo natalizio con la mia dolce metà.

Avevamo pianificato questo viaggio da molto, troppo tempo. Considerate che a febbraio 2019 avevamo già prenotato sia i voli che l’albergo per Dicembre! Visto che, come si intuisce dal titolo del post, si é trattato di un viaggio totalmente “fai da te” (sia perché volevamo essere del tutto autonomi e indipendenti, sia per una questione di budget), condividerò con piacere i nostri sforzi nella speranza che possano tornare utili a chi, come noi, vorrebbe partire ma non sa da dove cominciare. Per ovvie ragioni di tempo e per non risultare troppo tediosa, dividerò il resoconto in varie parti così che possiate leggere solo quelle che vi interessano.

LA PIANIFICAZIONE

La primissima cosa che abbiamo fatto è stata individuare i giorni a disposizione, cosa che per noi è stata davvero semplice dal momento che lavoriamo nello stesso ufficio e che ogni anno abbiamo sempre le stesse due settimane di ferie nel periodo natalizio.

Inizialmente temevamo che la spesa sarebbe stata quasi insostenibile, motivo per cui per tutto il 2019 abbiamo cercato di risparmiare il più possibile per non arrivare impiccati a Natale tra spese di viaggio, regali e varie. Siamo partiti il 23 Dicembre e siamo rientrati il 7 Gennaio 2020: 2 settimane intense e bellissime!

Più che il volo, ciò che incide considerevolmente sulla spesa finale è sicuramente il numero di pernottamenti se si parla di una città come New York. Va da se’ che anche il periodo dell’anno (a patto che possiate sceglierlo) va valutato attentamente se la disponibilità che si ha è molto limitata. Noi ad esempio siamo stati molto svantaggiati da questo punto di vista dato che NY sotto Natale è carissima (ma col senno di poi devo dire che ne è valsa la pena perché è davvero magica!).

Partendo dalla Toscana, la soluzione più economica per i trasporti è stata raggiungere l’aeroporto di Roma Fiumicino col treno per poi prendere un volo diretto (con Norwegian) fino a New York JFK.

Costo totale dei voli (andata e ritorno per 2 persone) 1.260 euro, inclusi pasti a bordo, una valigia da stiva ciascuno e un bagaglio a mano a testa.

Relativamente ai voli, devo fare una doverosa premessa: se prenotate con molto anticipo e siete persone composte come me al 75% da ansia, arrivare indenni al giorno della partenza non sarà semplice, soprattutto sapendo che la compagnia aerea potrà variare orari e persino giorni di arrivo e partenza in qualsiasi momento! E non pensate che sia un caso straordinario: a noi è successo…e per ben due volte!

La prima volta, un mesetto dopo aver effettuato la prenotazione, Norwegian ci ha avvisati con una mail che i nostri voli avevano subito una modifica, e ci ha invitati a “cliccare qui per confermare”. In sintesi il volo di ritorno che avevamo prenotato era stato cancellato, e l’alternativa consisteva nel ripartire da New York con un giorno di anticipo. Prima però di buttare via i soldi già pagati per l’ultima notte in albergo, abbiamo contattato Norwegian telefonicamente (parlando esclusivamente in inglese) e abbiamo scoperto che esisteva la possibilità di ripartire un giorno dopo anziché quello prima (ovviamente se non li avessimo chiamati non lo avremmo mai saputo!). Anche perché a quel punto, per scusarsi del “danno” causato, Norwegian ha dovuto prenotare a proprie spese una stanza d’albergo per l’ultima notte (quella in più) nei pressi dell’aeroporto….peccato che un mese e mezzo prima della partenza siano cambiati gli aeroporti di arrivo e partenza! Comunque tutto sommato abbiamo guadagnato un giorno intero in più a New York e spostarsi da una parte all’altra per raggiungere l’aeroporto giusto non è stato poi così terribile come lo sarebbe stato con i mezzi pubblici in Italia.

Qualsiasi cosa succeda, per non rischiare di buttare via soldi inutilmente, è fondamentale fin da subito assicurare il viaggio: 10 mesi sono tanti e non ci è dato sapere cosa potrebbe accadere fino al giorno della partenza! Il costo si aggira intorno ai 230 euro a testa: potrebbero sembrare tanti, ma consentono di recuperare intorno all’80% della cifra spesa nel caso in cui per qualche imprevisto non riusciate a partire!

Ad essere del tutto sinceri, prima di decidere di organizzare il viaggio in autonomia ci eravamo fatti un’idea sui voli e sugli alberghi presso alcune Agenzie di Viaggio. E in realtà stavamo anche per prenotare, pensando che avere un punto di riferimento in Italia non sarebbe stata una cattiva idea, ma niente di quello che ci avevano offerto soddisfaceva a pieno le nostre esigenze. Le sistemazioni proposte erano abbastanza centrali ma molto piccole e “antiquate”, un trionfo di moquette e di vasche da bagno con la tendina in plastica, di quelle che ti si attaccano addosso mentre fai la doccia (che odio!). Abbiamo passato serate intere a girare tutti i siti di prenotazione possibile, e dopo un mese di ricerche (con l’ansia a palla dal momento che vedevamo i prezzi lievitare ogni giorno di più), abbiamo prenotato all’Aka Central Park tramite Booking.com.

Attenzione quando prenotate gli alberghi, innanzitutto perché a New York è pieno di catene e con lo stesso nome potreste trovare più alberghi (o anche più ristoranti), ma situati in zone opposte di Manhattan! Altra cosa fondamentale: che voi siate al centro di Manhattan o in uno dei quartieri limitrofi (Brooklyn, Queens, ecc…), è fondamentale che ci sia una metro vicina all’hotel per potersi spostare: potreste impiegare anche venti minuti ad attraversare un solo isolato a piedi!

Sinceramente siamo stati felicissimi della scelta per moltissime ragioni: prenotare in anticipo spendendo soltanto poco più di 200 euro a notte per dormire a New York tra Natale e Capodanno è stata davvero una mossa vincente, la posizione era davvero strategica (non eravamo nel casino di Times Square, ma con un paio di fermate della metro potevamo raggiungerla), l’ampiezza della camera (che loro definiscono “studio” dal momento che aveva anche un cucinino) era strabiliante rispetto agli standard di Ny, la pulizia non era male, e i servizi erano ottimi (nelle giornate di pioggia trovavi dei bellissimi ombrelli gentilmente offerti dall’albergo all’uscita, c’erano la palestra e la sala cinema, oltre che una lavanderia con lavatrice e asciugatrice completamente gratuite. Ovviamente per avere questo prezzo, oltre all’anticipo abbiamo dovuto accettare il compromesso di prenotare ad una tariffa non rimborsabile e senza colazione: il “non rimborsabile” può farvi risparmiare anche 1000 $ su un soggiorno di due settimane, e non fare la colazione in albergo ve ne farà risparmiare almeno 30$ al giorno (che poi, onestamente, non sarebbe servita a niente visto il tipo di alimentazione che abbiamo seguito in quelle settimane!).

Altra spesa da affrontare poco prima della partenza, è quella che riguarda l’assicurazione medica: come saprete in America l’assistenza sanitaria ha dei costi strabilianti, e in caso di bisogno potrebbero lasciarvi morire se non aveste con voi la vostra copertura medica. Il costo si aggira intorno ai 120 euro a testa.

FONDAMENTALE: se non ne avete già una, dovete assolutamente munirvi di carta di credito. Serve sempre e comunque!

Una volta prenotate le cose basilari, è il momento di pianificare le vostre giornate a Ny: non pensate di uscire dall’albergo e andare “a braccio” perché questa scelta potrebbe farvi perdere intere giornate! A seconda dei giorni che si hanno a disposizione, vi consiglio di comprare un Pass che vi permetta di accedere alle attrazioni di NY a prezzi scontati rispetto a quelli che paghereste sul posto. Il mondo dei Pass è pressoché infinito, ma quelli più quotati sono il City Pass ed il New York Pass. Vi elenco qui sotto le principali differenze.

CITY PASS: al costo di 132 $, avete l’accesso gratuito a 6 attrazioni già stabilite.

NEW YORK PASS: al costo di 329 $, avete l’accesso a centinaia di attrazioni, e ha una durata di 10 giorni.

Ovviamente la scelta va fatta in base ai giorni a disposizione: noi abbiamo scelto il New York Pass e lo abbiamo sfruttato il più possibile, riuscendo a visitare almeno le attrazioni principali che ci eravamo prefissati di visitare.

Anche l’abbigliamento fa parte della preparazione: se ci andate d’inverno, fate conto di dovervi preparare per la montagna! Temperature bassissime, vento, pioggia a e neve sono ciò che NY potrebbe regalarvi. Col meteo noi stiamo stati decisamente fortunati: abbiamo scampato la bufera di neve della settimana precedente a quella della nostra partenza, e abbiamo beccato solo 2 o 3 giorni di pioggia. E’ fondamentale avere una giacca calda, antivento ed impermeabile. Per le scarpe scegliete qualcosa di caldo ed estremamente comodo, perché i vostri piedi non verranno risparmiati: noi che siamo soliti spostarci da una sedia all’altra e dalle sedie al divano, a NY abbiamo fatto una media di 10 Km al giorno! Non dimenticate sciarpa, cappello e guanti. E sotto vestitevi a “cipolla”: se fuori la temperatura è sotto zero, all’interno di musei e grattacieli potreste trovare anche 28°!

Almeno una settimana prima di partire, dovete richiedere il Visto per entrare a NY: vi basterà andare sul sito ufficiale dell’ESTA e compilare tutti i campi  con dati anagrafici, passaporto e indirizzo del primo albergo in cui soggiornerete). Avete tempo fino a 24h prima della partenza per poterlo richiedere, ma non azzarderei tanto, anche perché dovrete ricevere per mail la conferma alla vostra richiesta.

Tra le cose da acquistare prima della partenza ci sono sicuramente i lucchetti TSA (che, in caso di controllo, la sicurezza aeroportuale può aprire con una sorta di chiave universale), e almeno un adattatore universale per la corrente elettrica. Piccolo appunto specialmente per le donne che sono (giustamente) solite mettere in vaglia intere case per ogni minimo spostamento: controllate che il vostro phon, la vostra piastra o il vostro Silk Epil vadano d’accordo con la correte a 115-120V, altrimenti acquistateli per l’occasione.

Per il telefono, vi consiglio di acquistare direttamente a NY una sim che vi permetta di avere Giga illimitati (assolutamente indispensabili se volete utilizzare Google Maps per gli spostamenti e per orientarvi) da At&T o da T-Mobile. Noi abbiamo speso circa 50$, e abbiamo utilizzato le nostre sim personali soltanto in albergo o comunque nei posti in cui fosse presente il wi-fi (che è praticamente ovunque).

Ultima accortezza: prenotate dall’Italia una navetta che, all’arrivo in aeroporto, vi accompagni all’albergo. Abbiamo sentito di molti turisti che sono stati truffati perché, stanchi dal viaggio, si sono affidati al primo autista disponibile e hanno speso centinaia di dollari per uno spostamento che, se prenotato un anticipo, può costare al massimo 40$ a testa.

Ok, mi sembra di non aver dimenticato niente. Nel caso aveste qualche domanda o curiosità, chiedete pure! Non appena troverò il tempo per farlo, pubblicherò qualche post col racconto vero e proprio del nostro viaggio a New York così che possiate trovare degli spunti interessanti sui luoghi che vale la pena visitare.

A presto!

 

Il mio viaggio “fai da te” a New York

 

Racconti privati

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Qualche giorno fa ho raccontato ad una persona amica una tra quelle che rientrano nella Top 5 delle più brutte esperienze della mia vita.

E’ uscita fuori per caso, parlando di argomenti affini che me l’hanno riportata alla mente.

Niente di strano in questo: ci faccio i conti almeno una volta al mese da 17 anni a questa parte.

Ma un conto è che debba farci i conti la me stessa razionale, quella che affolla la testa di parole senza sosta, quella che alla Marzullo maniera si pone le domande e si da anche le risposte, quella che crede di riuscire a tenere tutto sempre sotto controllo. Un altro conto è che debba affrontarlo la me stessa meno vigile, meno attenta, quella istintiva e che trasforma istantaneamente le emozioni in fitte violente alla bocca dello stomaco, senza che il filtro della mente possa attutirle in alcun modo.

Ho iniziato a raccontare, profondamente certa che quel ricordo non potesse più scalfirmi in alcun modo tanto era stato trito e ritrito dai miei pensieri.

Ma descrivere dettagliatamente quell’esperienza ad alta voce ha avuto effetti che non mi sarei aspettata. E’ stato come riviverla, come essere di nuovo in quel tempo e in quel luogo, con lo stesso terrore vivido intriso di incredulità.

Ho provato ad alzare gli occhi al cielo – a volte basta per ricacciare indietro una lacrima che si affaccia lenta – ma non avevo fatto i conti con l’entità del dolore che mi avrebbe pervaso. Non sono riuscita ad arginare il pianto o i singhiozzi, e contemporaneamente sentivo la parte razionale di me gridare in imbarazzo:”Ma che fai? Perchè diavolo stai piangendo per una cosa successa quasi vent’anni fa? Ne abbiamo parlato mille volte! Che figure ci fai fare! Ormai è passata, siamo vive e siamo riuscite ad andare avanti. Adesso basta frignare!”.

Stamattina ho cercato di ricordare quante volte in passato avessi effettivamente raccontanto a voce alta quell’episodio a qualcuno.

“Di sicuro alle mie migliori amiche il giorno stesso che successe!” – ho pensato. No, non è così, a loro ho solo scritto un brevissimo messaggio mentre prendevo il treno per scappare lontano.

“Di certo a mia sorella!” – ho pensato. In realtà no. Sapevo che, se pure dal piano superiore, aveva in sentito e immaginato quello che stava accadendo, e dunque poi erano sempre bastate poche parole per far riferimento a quell’evento.

“Per scritto!” – ho pensato. Sì, in effetti ricordo di avrne scritto un paio di volte, ma probabilmente scrivere non basta.

Forse per liberarsi del peso di certe esperienze sarebbe davvero cosa buona e giusta raccontarle ad alta voce a qualcuno che ci ascolti, anche soltanto per vedere l’effetto che ci fanno dopo poco o tanto tempo. Ma vi immaginate ammorbare le persone care con il racconto di tutte le nostre brutte esperienze?

Capisco da sola che si tratta di un’idea malsana, e che porbabilmente toglierebbe gran parte del lavoro a molti psicanalisti, quindi lascerò che muoia tra queste righe al pari di un ricordo che ha smesso di farci soffrire.

 

 

 

In America il Covid-19 fa ancora più paura

Ieri mattina per caso mi sono imbattuta in queste stories di Clio Zammatteo (più famosa come Clio Make-up), che é stata costretta a lasciare casa sua con una bambina piccola e una nella pancia in procinto di nascere, perché la gente intorno a lei, più che correre a comprare i beni di prima necessità, corre a comprare le armi per potersi difendere. “Morte tua vita mia”. Ho pianto per loro, e ho pensato che tutto sommato in Italia possiamo ritenerci davvero fortunati.

L’amica Geniale e Storia del nuovo Cognome – Elena Ferrante

Ho appena terminato l’ascolto di “Storia del nuovo cognome”, il sequel de “L’amica Geniale” di Elena Ferrante.

Non avendo molto tempo a disposizione per stare in poltrona a leggere, impegno volentieri i tragitti casa-lavoro con l’ascolto di nuovi libri tramite un’applicazione che li legga per me (Storytell), e questi due romanzi della Ferrante in particolare sono stati davvero una bella scoperta, come non ne facevo da tempo (complice ovviamente la lettura intensa e mai monotona di Anna Bonaiuto).

l'amica geniale

Sarà che Napoli è stata un po’ anche casa mia in un lontano passato, sarà che certi modi di fare e di pensare ce li ho talmente cuciti sotto la pelle che, pur non approvandoli, mi viene spontaneo accoglierli con tenerezza perché sanno in qualche modo di famiglia; fatto sta che mi sono talmente calata nella storia di Elena e Raffaella, o per meglio dire Lenù e Lina, da confondere spesso le mie sensazioni con le loro.

Entrambi i libri raccontano la storia di un’amicizia che nasce nel degrado di un quartiere popolare della Napoli degli  anni ’50. Elena Greco e Raffaella Cerullo sono due ragazzine estremamente diverse, una più taciturna ed introversa, l’altra brillante ed intraprendente, ma con un desiderio in comune: diventare qualcuno, sfuggire alla miseria e alle leggi secolari del rione che come in un girone infernale tiene avvinti i suoi abitanti ribadendo giorno dopo giorno che a chi viene dal basso non è concesso sperare in un futuro migliore.

Ho trovato scrupoloso e attento il modo di raccontare della Ferrante, tanto intimo e ricco di metafore calzanti da riuscire a far vedere i colori, sentire gli odori e percepire le sensazioni dei personaggi. Il suo è un racconto per immagini, che mi ha permesso di assistere alle vicende narrate come se fossi lì a spiarle nascosta in un angolo della salumeria o del negozio dello scarparo: mi è sembrato di percepire l’atmosfera del rione, di avvertire l’aria fresca della notte ai Maronti, e poi l’odore forte di bestia del salumificio di Bruno Soccavo a San Giovanni.

Si tratta di una storia di una semplicità disarmante ma che è al contempo ricca di colpi di scena: la narrazione è fatta sempre dalla stessa persona (Elena), ma incredibilmente sembra avere mille punti di vista proprio perché scruta a fondo l’anima di ogni personaggio. E i tratti caratteriali di ciascuno sono talmente curati da lasciar confusi, da non dare modo, così come accade nella vita reale, di poter classificare qualcuno come bianco o nero: chi avevamo dapprima preso in simpatia, si è poi dimostrato odioso, per poi deviare ancora bruscamente verso altre derive e sfumature tipiche delle persone reali, mai uguali a se stesse. Dunque non resta che naufragare in un turbinio di vicende emotive e non che sono capaci di lasciare senza fiato.

Se non si fosse intuito, ammetto chiaramente di aver adorato entrambi i libri della Ferrante. Non vedo l’ora di sapere come proseguirà questa storia di amore e rassegnazione, di legami indissolubili con la terra d’appartenenza e con chi si credeva ormai lontano.

Buona lettura.

 

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