Bella Livorno

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Anna è nel suo lettino già da qualche ora. Rannicchiata sotto le lenzuola, sogna di rincorrere suo fratello Filippo sulla spiaggia. Il mare le piace un sacco, e la mamma le ha promesso che a ottobre la iscriverà in piscina per imparare a nuotare, così la prossima estate potrà tuffarsi tra le onde senza braccioli.

Filippo invece fatica un po’ ad addormentarsi. Il babbo lo ha sgridato perché voleva alzarsi da tavola prima che tutti gli altri avessero finito di cenare. “Quando sono a casa dai nonni, mi posso alzare da tavola quando voglio”, ha risposto Filippo tutto imbronciato, dall’alto dei suoi 4 anni appena compiuti. Mentre cerca di trattenere le lacrime come ha visto fare ai suoi amichetti dell’asilo, si ritrova a pensare che la mamma e il babbo siano cattivi; e mentre immagina di traslocare su una casetta tutta sua in cima all’albero del giardino, lentamente si addormenta.

Sara e Simone si concedono finalmente una mezz’ora di meritato riposo sul divano. “I bimbi dormono” sussurra Simone col terrore di poterli svegliare col solo suono dei passi lenti sul parquet di legno. “Che ne dici se ci mettessimo nel lettone solo tu ed io, prima che quei due mostriciattoli arrivino nel bel mezzo della notte e ci spingano sul ciglio del letto?” propone sorridendo. Anna lo guarda con l’aria stanca di chi, dopo 9 ore di lavoro, ha dovuto correre dietro a due piccole pesti, cucinare, lavare i piatti, passare l’aspirapolvere e trovare anche il tempo di chiamare la madre che le ha invaso il cellulare di telefonate. “Mi sembra un’ottima idea. Con questa pioggia forte mi va proprio di starmene accoccolata sotto alle coperte”, ammette. “Ma non farti strane idee”, continua accennando ad un sorriso civettuolo.

E intanto fuori piove da un po’. È una pioggia più violenta del solito, una pioggia che fa quasi paura, ma è sciocco avere paura di un temporale quando si è grandi.

Insieme ai suoi abitanti, anche la casa si addormenta; le luci sono spente, la lavatrice ha appena finito la centrifuga, e non resta che il rumore sordo della pioggia sul tetto a coprire qualsiasi altro suono, tanto che è impossibile distinguere il fruscio dell’acqua che dal giardino filtra sotto la porta, prima come un rivolo di saliva, poi con sempre più violenza, come se il fiume sotto casa stesse vomitando tutta l’acqua che non riesce più a contenere. E lentamente quell’acqua invade la cucina, e poi raggiunge il pavimento delle camere e poi i letti.

Anna sta sognando di nuotare in mare senza braccioli, come le aveva promesso la mamma, e quasi le sembra reale la sensazione di bagnato, dell’acqua che le accarezza il corpo e la avvolge come se ci fosse immersa dentro. Poi comincia a mancarle in respiro, e allora annaspa per tornare in superficie, ma lì sotto è tutto buio e non sa dove andare. Se solo avesse avuto i braccioli! Prova a gridare ma non le esce niente dalla gola. Improvvisamente uno strattone forte la tira via dal suo letto e può nuovamente respirare. Non riesce a capire cosa stia succedendo. Papà la sta portando fuori sotto la pioggia, la mette in braccio al nonno e poi torna dentro. “Dov’è la mamma?” frigna Anna. Ma il nonno non risponde; ha un viso strano, bianco e spaventato. La porta al piano di sopra e la mette tra le braccia di nonna, poi torna fuori al buio sotto la pioggia.

Filippo è terrorizzato. È salito in cima al comò di camera sua e piange senza interruzione. La mamma stava andando a prenderlo, tenendosi forte alle pareti del corridoio, alla cornice della porta e a quella del letto. Ma poi, all’improvviso. l’acqua se l’è portata via; l’ha sentita gridare qualche secondo e poi più niente. Il silenzio è stato interrotto soltanto dalla voce del suo papà che lo chiamava: “Filippo!! Papà sta arrivando!! Fermo dove sei!!” – Gli è sembrato di sentire anche la voce del nonno, e finalmente eccoli entrambi sulla soglia della sua camera. Ma perché camminavano così lentamente? Non era certo il momento di giocare alle belle statuine!

L’acqua continua a correre impetuosa ed inarrestabile. Il fango imprigiona le gambe, il busto, le braccia. Simone cerca di tenere Filippo più in alto possibile, come se stesse sperando nell’arrivo di un angelo che prenda al volo il suo bambino e lo porti in salvo, all’asciutto. Nel frattempo vede gli occhi di suo padre pieni di lacrime, con l’espressione di chi ha deciso di arrendersi alla furia di una natura che si ribella, che senza permesso tenta di riprendersi il posto che l’uomo le ha tolto, ma che in realtà le è sempre appartenuto.

Il temporale ha spazzato via ogni ostacolo, i fiumi hanno rotto gli argini, e l’acqua si è impadronita di gran parte della città. E insieme alle macchine, ai lampioni e ai cassonetti dell’immondizia, si è portata via pure Filippo, Sara, Simone e nonno Franco. Il fango li ha trattenuti in un abbraccio viscido e paludoso che gli ha riempito i polmoni, togliendogli l’aria e la vita.

Nel frattempo Anna, che è ancora rannicchiata nell’abbraccio accogliente e sicuro della nonna, non riesce a smettere di piangere, e pensa che di imparare a nuotare non le importa più niente; non appena la pioggia forte sarà finita, correrà a saltare nelle pozze d’acqua con Filippo e dirà alla mamma che, tutto sommato, al mare può continuare a nuotare pure con i braccioli.

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3 pensieri su “Bella Livorno

    • ilblogsenzafaccia ha detto:

      Ti ringrazio. Ci tengo molto perché dopo il disastro del nubifragio accaduto a Livorno, si è parlato tantissimo dei danni, della gente che si è rimboccata le maniche per ricostruire la città, della paura; ma la morte di quelle persone, di quei genitori e di quei bambini, è passata un po’ in sordina. Volevo che gli fosse dato il giusto peso, la giusta attenzione. “Sono morte 7 persone”, recitano i giornali. Ma non danno il giusto peso alla devastazione che ciò comporta nelle vite di chi è ancora vivo e quelle persone le ha perse per sempre. Mi sento impotente davanti a queste tragedie, quindi il minimo che posso fare è parlarne affinché non passino del tutto inosservate.

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      • PindaricaMente ha detto:

        Hai fatto bene e quelle persone le hai raccontate meglio di come un qualsiasi giornalista avrebbe fatto.
        Capisco benissimo cosa vuoi dire, io abito a Viareggio e qui dei 32 morti nella strage del treno non ne parla più nessuno.
        Ecco perché il tuo post mi è piaciuto e mi ha emozionato così tanto.

        Piace a 1 persona

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